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La storia  |  Le foto  |  Nicola Vaccaj
 
 
NICOLA_VACCAJ 
 

   "Io ho amato Nicola quale amico, l'ho ammirato quale collega il suo nome è però ognora venerato e le sue composizioni sono un modello di distinzione, e nessuno più di lui ha saputo comporre per le voci umane". Così scriveva di Nicola Vaccai nel 1864 il grande Rossini. Il 1990 è stato l'anno del bicentenario della nascita del musicista marchigiano, al quale Tolentino, sua città natale, ha voluto dedicare il teatro. Nicola Vaccai, nato il 15 marzo del 1790, abbandonò gli studi giuridici per diplomarsi a Santa Cecilia a Roma nel 1811. Fu tra gli allievi prediletti di Paisiello a Napoli, dove avvenne il suo esordio teatrale con "I solitari di Scozia" su libretto di Tottola. Successivamente si trasferì a Venezia, dove si dedicò in particolare all'insegnamento del canto. 

   Lo studio e l'elaborazione del "Metodo" traggono origine dalla formazione alla "scuola napoletana". Il noto "Metodo" di canto rappresenta uno strumento diffusissimo ed un sicuro punto di riferimento storico e culturale. "Il fatto che migliaia di giovani cantanti, per decenni e decenni, e sino ai giorni nostri, abbiano appreso i rudimenti del cantare su quel piccolo volume - ha rilevato il critico Bruno Cagli - ha pure la sua importanza. Insomma quando Rossini dal suo ritiro biasimava gli urli che stavano invadendo e additava in Vaccai un maestro, non faceva che contemplare l'esito di una rivoluzione che egli stesso aveva contribuito a scatenare e i cui risultati, sfuggitigli di mano, ormai lo sgomentavano. Di fronte a tante forzature, Rossini riscopriva 'un collega e amico’ che si era mantenuto entro quei limiti dell'arte che non potevano andare oltre quelli della 'fisiologia della voce' e cioè della natura". Ma Nicola Vaccai fu anche compositore di numerose opere. Musicista colto e dotato, si trovò, al pari di altri della sua epoca, tra le opposte forze d'urto di Rossini (di circa due anni più giovane d'età), nella sua giovinezza, e di Donizetti e, Bellini e Mercadante, durante la maturità. 

   Il periodo che intercorse tra la partenza di Rossini dall'Italia e l'affermazione della nuova scuola, e cioè tra il 1823 e il 1829, coincise con la più fertile vena artistica di Vaccai.. "Pastorella feudataria" (1824) è l'opera più importante del musicista tolentinate prima dei lavori maggiori, quella che ebbe, dopo la prima a Torino, maggior fortuna sulle scene (fu anche rappresentata nel 1826 durante la gestione Rossiniana al Theatre Italien di Parigi). Nel 1825 Nicola Vaccai abbandonò il genere semiserio. "Zadig e Astartea", la sua prima opera seria, andò in scena al S. Carlo di Napoli il 21 febbraio 1825. Un lavoro solenne ed intenso, per il quale sacrificò la sua più autentica vena sentimentale, il punto massimo di approdo della creatività dell'artista marchigiano si trova in "Giulietta e Romeo", un'opera che conobbe un grande successo alla prima, alla Canobbiana di Milano, il 31 ottobre 1825 e che circolò poi largamente in Italia e nel resto dell'Europa. La scena dei "Sepolcri" a lungo sostituirà l'analoga scena de "I Capuleti e i Montecchi" di Bellini. 


   Nel 1826 Nicola Vaccai compone altre due opere: "Bianca da Messina", data al Regio di Torino il 20 gennaio, e "Il precipizio ovvero le Fucine di Norvegia". Miglior sorte ebbero i lavori successivi: la "Giovanna d'Arco" (andata in scena nel febbraio del 1827) e "Saladino e Clotilde" (rappresentata alla Scala il 4 febbraio del 1828). "Saul", "Giovanni Gray", "Marco Visconti", "La sposa di Messina" e "Virginia" sono le ultime fatiche di Nicola Vaccai. Il musicista di Tolentino trascorse gli ultimi anni della sua vita a Pesaro, accanto alla moglie e al figlio Giulio. Il "grande minore" del melodramma italiano, ottimo maestro del belcanto, morì nel 1848.